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I padri, fino a non molti anni fa, erano una figura quasi inesistente nei primi anni di vita del bambino. Crescere i figli era principalmente compito delle madri, anche grazie al fatto che molte non lavoravano fuori casa, mentre al papà era delegato esclusivamente il ruolo di figura autoritaria che interveniva nell’educazione del figlio quando era già grandicello.
Oggi per fortuna non è più così: i padri vengono coinvolti già dalla gravidanza, partecipano attivamente ai corsi pre parto, assistono alle ecografie, collaborano nella scelta del passeggino e dipingono orsacchiotti nelle camerette per prepararle ad accogliere il nascituro.
Entrano in sala parto, invece di aspettare in corridoio, sostengono la compagna durante il travaglio e tagliano il cordone ombelicale con mani tremanti.
Una volta tornati a casa, però, è molto facile che si sentano esclusi dal rapporto che si crea tra il neonato e la mamma, che si sentano trascurati dalla loro compagna che è impegnata ad accudire il bambino e che quindi si disinteressino della situazione.
E’ importante quindi cercare di aiutare il più possibile il proprio compagno a vivere il cambiamento della paternità come positivo, rendendolo partecipe di tutte le fasi della cura del figlio, in modo da gettare basi solide su cui poi si costruirà un buon rapporto padre-figlio.
Ovviamente alcune cose sono di competenza della mamma, ad esempio l’allattamento (soprattutto se fatto esclusivamente al seno), ma dopo la poppata il papà può prendere il bimbo per fargli fare il ruttino, o metterselo sul petto per farlo addormentare, lasciando così libera la mamma di riposarsi e iniziando a creare un contatto fisico col figlio. Può fargli il bagnetto, cambiare il pannolino (operazione a cui i papà sono solitamente allergici!), portarlo a spasso nel marsupio… ci sono molti modi in cui può non solo rendersi utile ma anche stringere col neonato un legame di conoscenza reciproca e fiducia.
Quando poi il bambino cresce, le attività da fare insieme diventano sempre più coinvolgenti ed interessanti: il papà è quello con cui si fa la lotta, si gioca a palla, si impara ad andare in bicicletta…
E’ importante che si cerchi sempre di ritagliarsi delle occasioni per stare insieme, anche se magari il padre lavora fino a tardi e la sua presenza è minore rispetto a quella della mamma. Per i bambini è importante la qualità del tempo che si passa con loro, e un papà che quando torna a casa si dedica al figlio, lo ascolta e gioca con lui costruisce un rapporto più solido di uno che invece è spesso presente ma si disinteressa del bambino.
Ogni famiglia ovviamente ha le sue dinamiche e costituisce un mondo a sé, ma solitamente la mamma è il porto sicuro in cui rifugiarsi, il papà è il mare aperto in cui lanciarsi per nuove avventure.
Il papà è la figura maschile di riferimento, per i maschietti il modello da imitare, per le femminucce il primo uomo di cui si innamoreranno perdutamente. Ed ha una grossa responsabilità, perché un buon rapporto con entrambi i genitori è la base su cui il bambino costruisce la sua personalità, oltre che la premessa necessaria perché la famiglia ritrovi rapidamente il proprio equilibrio, dopo lo sconvolgimento iniziale portato dal nuovo arrivato.
Un papà che fa il "mammo" e partecipa in modo attivo e consapevole alla cura e all’educazione dei propri figli contribuisce in modo significativo a creare un ambiente familiare sereno e stabile in cui i bambini possono crescere imparando il rispetto reciproco e la gioia della condivisione.

 

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