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Pre-pre e sensi di colpa

Il 5 e 6 giugno scorsi l’asilo che frequenterà il nano ci ha gentilmente invitato ad una sessione di pre-pre inserimento, trovata psico-educativa che si è concretizzata in poco più di due ore complessive di gioco nella futura classe con i futuri compagni e la futura maestra Elisa.

La psicologa sostiene che tale pratica sia estremamente utile per permettere al bambino di visualizzare l’asilo come una realtà tangibile. In parole povere, quando la mamma dirà "Tesoro a settembre andiamo all’asilo dalla maestra Elisa con tutti i bimbi…" il pargolo pre-pre inserito ricorderà le due ore di gioco e assocerà alla parola asilo un ambiente reale e conosciuto.

C’è da dire che alcuni bambini, reduci da due ore di pre-pre passato attaccati alle gambe di mamma come una cozza patella, hanno già trionfalmente decretato: "Ok mamma ora associo l’asilo a un luogo reale. In cui non andrò né a settembre né mai."

Per il nano invece l’ingresso alla scuola materna è stato un evento trionfale. Appena varcata la porta si è fiondato tra gli altri bambini, ha giocato, interagito, baciato belle bambine (è un dongiovanni in erba…), litigato, disegnato. Ha immediatamente preso possesso dei suoi spazi, dei giochi, ignorando completamente la mia presenza.

Si è trovato al volo due amici (i più monelli della classe a sentire la maestra, probabilmente trattasi di attrazione tra simili…) e ha quasi scatenato una rissa baciando incautamente la fidanzata minigonnata di tale Ivan (il Terribile, almeno 25 kg di bambino grande tre volte il nano e con l’aria rassicurante di un pitbull inferocito). E ha ricoperto integralmente un tenero bimbetto con la farina gialla, tanto che la di lui madre ha dovuto estrargliela perfino dal patello.

Il risultato è stato che adesso non vede l’ora di tornarci, all’asilo.

E che io, madre degenere perennemente preda di sensi di colpa, mi sono ripetutamente interrogata sulla validità delle mie scelte passate. Perché ho preferito lasciarlo coi nonni fino ad ora, pensando che la cosa migliore per lui, non potendo stare con me, fosse un ambiente comunque familiare, ovattato, e non un nido dove avrebbe dovuto dividere le attenzioni con altri nani.

E invece lui ha bisogno di stare con i bimbi.

Quando ha visto la classe piena di nanetti gli si è illuminato il viso. Non per i giocattoli, i disegni, i tappetoni morbidi. Aveva occhi solo per tutti quei bambini. Esserini come lui, che lo incuriosiscono, lo stimolano, lo eccitano. E’ cresciuto, vuole confrontarsi con i suoi simili, vuole giocare con altri nanetti, ed è normale, è giusto, è bello.

E io, lì seduta ad osservarlo da un angolo, su una mini-seggiolina (scomodissima) a misura di nanetto, mi sono commossa e intenerita. Il mio nano grande.

Chissà che lacrimoni il primo giorno d’asilo (miei, mica suoi…), vederlo col grembiulino, lasciarlo lì solo… non ce la posso fare.

Con la maternità mi sono trasformata in una donna di pasta frolla.


 

Kiara

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